STORIA DI UN (INCREDIBILE) RITROVAMENTO

di Franco Zucconi Boeri

Chi arriva al Tirrenia Todaro è accolto da due antiche colonne romane: Vengono dal Tevere. Ecco come sono arrivate al Circolo. Lo racconta un Socio storico del sodalizio, giornalista e valente canoista.

La colonna estratta dal Tevere, a monte di Ponte Umberto

 

Al principio fu la curiosità. Passavo in canoa verso Ponte Cavour, ogni volta rasentando questo relitto semisommerso, curvilineo, scannellato, grigiastro. Aveva l’aria di un bandone abbandonato dalla corrente, come tanti altri, ma con una differenza: era sempre nello stesso punto. Quasi a riva, appariva con l’acqua bassa. Immobile, sembrava addirittura una colonna. Finché la curiosità prevalse sulla pigrizia e sbarcai ad ispezionarlo. Pareva proprio un frammento di colonna. Possibile? Vedrai, sarà di cemento, volgare copia di antiche nobiltà. La grattai un poco; ma no, sembrava granito. Poteva essere d’epoca antica?

Incapace di una risposta, pensai al nostro Pino Lattanzi, storico, fiumarolo appassionato, ricercatore paziente. Mi ascolta, si organizza, effettua un sopralluogo, e torna con il responso: si tratta di una vera colonna, certamente antica, probabilmente d’epoca romana.

Figurarsi, un’emozione. Possibile che un reperto del genere possa giacere abbandonato? Sì, a Roma è possibile. Inevitabile pensare che meriterebbe una collocazione più consona, magari presso il nostro Circolo….Un’idea ardita, ma c’è un altro socio-amico che ascolta paziente, inforca la canoa, viene a vedere e dice: perché no?

Così anche Antonello Mastrangelo entra nel gioco. Presidente pro-tempore del Rotary di Roma-Nord, ne parla ai Soci, ed in consiglio decidono di sponsorizzare il nostro ambizioso disegno.

A questo punto, informato anche il nostro Presidente, il progetto prende corpo. Antonello accompagna, – questa volta a piedi – un architetto-archeologo, che conferma la diagnosi di Pino. Con l’occasione, si scopre che i relitti sono due. Un altro frammento di colonna giace semisommerso a poca distanza, meno bello, ma altrettanto antico. Antonello si agita, muove amici influenti, ed in breve ottiene, prima una promessa, e poco dopo una delibera ufficiale: con il beneplacito della Sovrintendenza, i reperti vengono affidati in custodia al Circolo, secondo leggi e modalità che regolano queste delicate vicende. Urrah, è fatta!

Ora però bisogna portarli al Circolo…pesano una tonnellata, e il Comune certo non se ne accolla l’onere. La catena virtuosa del Circolo non si interrompe. Viene coinvolto un altro socio canoista. Conosce il relitto, almeno a vista, gli passa accanto ogni giorno. Va a dargli un’altra occhiata, annota peso, dimensioni, posizionamento: si può fare. E così anche Bruno Vecchia entra nel gioco, parla ai suoi in azienda, aspetta il momento opportuno, la giornata giusta per il traffico, il livello di acqua adatto, e poi via, partono gru e autotreno. Permessi alla mano, le colonne vengono delicatamente prelevate.

Per secoli sono state sott’acqua, d’ora in poi resteranno con noi per sempre (per quel che l’avverbio può significare). Per un circolo nato e cresciuto sul Tevere è difficile pensare ad una testimonianza più simbolica, ad un monumento che meglio rappresenti i nostri legami con le sue acque. Ora le abbiamo riconsegnate alla storia, ed il Consiglio saprà dar loro la cornice che meritano.

Da parte mia, volevo soltanto raccontarvi come sono andate le cose, e ringraziare, a nome di tutti, gli amici che si sono prodigati, lasciando alla storia questo piccolo aneddoto.

È significativo perché conferma che il Circolo non è solo un erogatore di servizi, ma un insieme di risorse umane, amicizie, entusiasmi, solidarietà. Dinanzi alla “grande storia”, un piccolo granello della nostra, che dura da ottant’anni. E vai!

 

Le due colonne esposte all’ingresso della Tirrenia Todaro