Questo spazio raccoglie poesie di argomento tiberino. Chiunque volesse contribuire può inviare il proprio scritto, ed eventuale corredo fotografico, all’indirizzo comunicazioni@museodeltevere.com Resta facoltà dell’Associazione pubblicare o meno ciascun contributo.
'A REGATA
di Stefano Brusadelli (alias Cicognone de fiume)
Una scherzosa poesia di Stefano Brusadelli, canottiere, giornalista e scrittore,
sulla semiseria viglia di una regata amatoriale sul Tevere
ER GALLEGGIANTE
di Roberto Vianello (alias Pasquino Tibberino)
Una poesia in romanesco di Roberto Vianello, architetto, arbitro di canottaggio, poeta e scrittore, per decantare la bellezza di quei piccoli angoli di paradiso che sono i galleggianti sul fiume
LE ACQUE ZOZZE DEL TEVERE
di Bruno Sambenedetto
Grafico, pubblicitario, pittore, musicista, poeta, Bruno Sambenedetto è stato uno dei personaggi più eclettici della scena culturale romana. Nato nel 1954, è scomparso nel 2024
A BIONNO, COME STAI?
di Alberto Gennari
Una poesia di Alberto Gennari, testaccino, esponente del Gruppo Trilussa
FIUMAROLA NATA SUL MARE
di Tiziana Colamonico Mensorio
In questa poesia il Tevere diventa ispiratore di dolci ricordi.
ER TEVERE BOJACCIA
di Marco Biffani
Una poesia sui guai che affliggono l’amato Tevere.
Ma bojaccia ce so l’istituzioni
che non lo curano come se dovrebbe
e provoca da millenni esondazioni
mentre er problema s’arisorverebbe.
Quanno sortiva de fora e l’ammazzati
se contaveno a mille. Na caterva.
Veniva attribbbuito a dèi incazzati.
Ce na lapide pure alla Minerva.
Come Albula e Rumon è nomato
sto fiume dar comportamento strano
co argini e drizzagni era istradato
da imperatori e papi. Sempre invano.
Ci’ha tredici affluenti poverino
nun ha corpa si ci’ha la bulimia
de acqua, de monnezza e altro casino
e doppo c’è l’Aniene. E cosi sia!
E grazie a Canevari ea Garibardi,
è storia nostra, ormai tutti la sanno,
ora quei murajioni so baluardi
ma solo er centro sarvano dar danno.
I porti de Ripetta e Ripa Grande
so stati eliminati ormai e purtroppo
der Valadier capolavoro grande
ma pel bene comune non è troppo.
Se avessero lasciato che scoresse
dar Fumaiolo insino alla sua foce
senza manipolallo pe interesse
non arzerebbe manco la sua voce
pe chiede aiuto, cura ed attenzione
che merita pe quei servizi resi
a tutta quanta la popolazione
pe dei millenni sempre bene spesi
pe magnà, l’obelischi e tutto er resto.
Dateje un po’ de cura e d’attenzione
e solo er Campidojo pò fa testo
pe risorvere questa situazione.
E’ scomparso er barcarolo romano
non vedo più mulini nel suo corso
c’era na vorta er noto contromano,
nun sia mai se ne possa sorbì un sorso.
Un tempo lo bevevano i romani
ora se tu ce provi so malanni
leptospirosi, tifo ed artri insani.
I coraggiosi ora nun so tanti.
Dar quattrocapi tu vedevi tutto,
cercavan le monete in piena mostra
coi piedi a molo, curvi nell’asciutto
a sinistra dell’isoletta nostra
Ha cambiato colore pe le fogne
scaricate da indegni nell’Aniene
che porta ar Fiume tutte quelle rogne
er biondo de na vorta più non tiene.
Gabbiani e cornacchioni ce so a frotte
nidificano a migliara e fanno er verso
continuano a bercià anche de notte
pe cacciarli dar fiume nun ce verso.
Se con un drone lo guardi dall’arto
tronchi, relitti e stracci trascinati
vedi score ner fiume. Da fa un sarto.
E sull’argini sol diseredati.
E quanno er cielo piove giù er diluvio
state sicuri, Roma ci ha le dojie
e a noi romani tocca er pediluvio
puro pe quei tombini colle fojie.
Quanno cresce e de acqua ce n’è troppa
non bastano tre dighe fatte a monte,
all’arcate der Milvio c’è na toppa
e nun risorve manco Orazio ar ponte.
E’ sufficiente una pisciatina
cor Foro Italico restano bagnati
Flaminio, Tor di Quinto e Farnesina,
pe la Fornero detti gli “esondati”
Palocco, Acilia, Ostia edil Torrino
possono fa la fine d’una tazza.
So ostaggi ansiosi di quer gran casino
d’un fiume trascurato che s’incazza.
Na vorta a Prima Porta era na storia,
fortuna che sapevano notare
e anche Labaro, poi, la stessa gloria.
Ora c’è l’Infernetto d’allagare.
Là dov’hanno na fine i murajioni
c’è la Majiana, insino a Fiumicino,
s’ariva a Ostia senza protezioni.
Senz’argini c’è solo n’accquitrino.
L’inverno s’avvicina e po’ fa danno.
A San Cesareo se raccomannava
er romano d’allora. Pochi sanno,
e pregava se Roma s’allagava.
L’emissioni dell’omo sciagurate
fanno impazzire pure l’atmosfera
e quanno l’acqua cade so mazzate
che non sopporta oltre questa sfera.
Dateje un po de cura, d’attenzione,
e solo er Campidojio pò fa testo
pe risorvere questa situazione.
Da sempre ce l’avemo er palinsesto.
Chi dice ch’eil lavoro colla draga
pò dà la soluzione a tutto quanto,
coll’”Italia Sicura” ci’hai la saga
che’un politico dice fa artrettanto.
Rappresenta un binario sulla seta
na metro d’acqua ce starebbe a tono
manca solo la vojia de fa meta
de progetti di certo ce ne sono.
Se sono trentasesei a di la loro
pe regimà sto fiume, sta potenza
ce vò er solista pe dirige er coro
d’un comandante non se po’sta senza.
Un Sinnaco ce l’avemo, bene o male,
pò mette mano proprio a sto problema
ma sempre che de questo je ne cale
e annienti finarmente st’anatema.
Siccome alli Caraibi er cielo esonda,
la Florida, annegata, s’è perduta,
quand’anche er patrimonio nostro affonda
speramo ner turista colla muta!
A FIUME
di Gianfranco Bianchi
Gianfranco Bianchi, canottiere, ora socio, della Roma Nuoto, racconta le gioie della vita sul galleggiante.
