QUANDO ANCHE LA SCONFITTA HA LA SUA RICOMPENSA

di Stefano Brusadelli 

Gli allenamenti serali per un Derby remiero e la scoperta di un mondo quasi magico

Immagine ricreata del Tevere di notte

 

Nel 1996 mi capitò di salire sulla barca del Canottieri Roma per il Derby con la Lazio. Erano anni di netta supremazia biancazzurra, e già la mia presenza nell’armo giallorosso stava lì a rivelare che di possibilità di vittoria ne avevamo poche.

Gli allenamenti, però, li facemmo senza risparmiarci, ognuno dando il massimo, come esige il meraviglioso sport del canottaggio. La gara era fissata per domenica 18 febbraio, e dunque le uscite di preparazione si svolsero quasi tutte di sera, il momento nel quale era più facile trovare i vogatori liberi da impegni.

Fu l’occasione per scoprire la bellezza del Tevere col buio. Credo non vi sia al mondo un fiume che la notte sia più suggestivo. Grazie ai muraglioni ci si sente precipitati dentro un’altra dimensione, remota e magica. Ma  nello stesso tempo la città si intuisce attraverso i rumori ovattatti del traffico, i lampioni fiochi dei Lungotevere, le rare finestre illuminate ai piani alti dei palazzi con vista fiume. La latente presenza della metropoli, però invisibile, rende ancora più straniante lo stare in quel silenzio, rotto solo dal rumore delle pale e dai comandi del timoniere.

Furono due mesi indimenticabili di fatica, di umidità, di piccole speranze e di frequenti sconforti.

In gara riuscimmo a a stare per 1300 metri fianco a fianco alla Lazio,  conquistando persino una mezza punta di vantaggio davanti al galleggiante della Tirrenia. Poi, negli ultimi e decisivi 400 metri, l’armo biancazzurro è sfilato via, finendo con una barca di vantaggio.

Perdemmo, onorevolmente. Ma io me ne tornai a casa con una doppia vittoria: aver fatto un Derby e avere vissuto l’esperienza straordinaria di farmi avvolgere dal Tevere notturno.