di Guido Gori
Un toccante ricordo di fiume, restato nella memoria di un padre e di un figlio
A Parigi eravamo ormai di casa. Cercavamo sempre l’occasione di raggiungerla per cogliere e vivere la sua bellezza , respirare quell’aria particolare che soltanto una città così viva soprattutto dal punto di vista dell’arte e della scienza ti può dare, mentre la Senna continua a scorrere lenta tra quelle due famose file di bouquinistes.
La spensieratezza di quel periodo venne ben presto meno quando la Ville Lumière diventò il principale punto di riferimento per le terapie mediche di mia moglie, giovane donna, che affrontò un male che in seguito diventò anche più forte di lei e quindi incurabile.
”Ti ricorderai di me ?” mi disse con profonda dolcezza un giorno quando mi accingevo a fermare la nostra piccola barca a motore mentre risalivamo un tratto del fiume Tevere nella zona nord di Roma in uno degli intervalli di libertà che le terapie le concedevano per rientrare a casa in Italia.
Fui colpito da quella domanda così improvvisa e diretta; cercai di contenere l’emozione per quel pensiero così profondo e le risposi con altrettanta franchezza, serietà e dolore nell’animo : “Certo che mi ricorderò di te!”.
Con la grande soddisfazione per essere riuscito ad organizzarmi, l’avevo portata in barca per la prima volta sul Tevere, dove il manto del cielo e dell’acqua si confondono e l’uomo si eleva. Volevo farla partecipe delle gite che facevo insieme al nostro figlio di quasi sei anni, per distrarlo dal pensiero della mancanza della madre mentre era lontana e glielo dissi, ”Questo è il nostro percorso abituale, lui sta alla guida ed io sdraiato a prua direi che è già un perfetto marinaio.” Ne fu contenta.
Il fiume ,con la sua bellezza, mi aiutò ancora quando Lei ci lasciò perché fu proprio lungo le sue rive, nel vedere il suo scorrere lento verso il mare che trovai la forza e soprattutto la serenità per comunicarlo al mio giovane uomo.
