CHE NOSTALGIA QUEI BAGNI A FIUME,CON L’INCOSCIENZA DELLA GIOVENTU’

di Rinaldo Carabella

Un trasteverino doc ricorda la bellezza (e la la pericolosità) dei tuffi nel Tevere all’inizio degli anni ‘60

Bagni a fiume sotto Ponte Sant’Angelo ( Archivio C.C.Roma, gentilmente concessa da romasparita.eu)

 

«Il Ciriola si empì, fuori, sulla spiaggetta sporca e, dentro, negli spogliatoi, nel bare, nello zatterone. […] Due dozzine di ragazzi stavano radunati intorno al trampolino», il romanzo di Pier Paolo Pasolini ‘Ragazzi di vita’, pubblicato nel 1955, racconta la vita difficile dei “borgatari” romani nel secondo dopoguerra. E il Tevere compare spesso, come protagonista silenzioso. E proprio come quei ragazzi, anch’io, trasteverino nato nel 1946 e cresciuto tra le strade che costeggiano la riva del fiume, ricordo quando a diciassette anni mi tuffavo nel “biondo” Tevere. Nelle giornate estive il mio gruppo andava sempre a Fregene, ma quando non potevo spostarmi da Roma, io e il mio amico d’infanzia Fulvio passavamo la giornata allo stabilimento balneare Da Renato, sotto il Ponte Matteotti. Era un barcone grande, ma era meno conosciuto rispetto a Il Ciriola. Al piano di sopra c’erano gli spogliatoi e sotto il bar. Il pomeriggio lo stabilimento si popolava di ragazze e ragazzi che prendevano il sole sulle sedie a sdraio e giocavano a carte. Lo stesso scenario descritto da Pasolini, con i galleggianti pieni di bagnanti.

In quelle calde giornate di inizio anni Sessanta tutti si tuffavano dal barcone, ma non potrò mai dimenticare la forte corrente del fiume. Il tuffo lo dovevamo fare sempre rivolti verso le scalette per essere pronti a risalire, altrimenti saremmo stati trascinati via.
Un giorno feci con degli amici la traversata del fiume, da una sponda all’altra. Scegliemmo la zona Salaria, dove l’Aniene confluisce nel Tevere. Poi ci fermammo in una chiatta. Lì aspettammo altri ragazzi che ci riportarono dei vestiti asciutti per poter ritornare a casa. La zattera era mal ridotta e abbandonata, seppur fosse di proprietà di qualcuno. Spesso ci venivano organizzate feste, era un passatempo di molti ragazzi che conoscevo all’epoca. Non si pensava ai pericoli che si potevano incontrare, si era incoscienti e si faceva tutto quello che passava per la testa. Nel dopoguerra i genitori non avevano molto tempo per guardare i propri figli.

Nel corso degli anni si è perso il legame dei romani con il fiume che attraversa la città. Ripenso a quando il bagno venne vietato e il mio svago estivo a Roma, come per tutti i ragazzi che frequentavano i galleggianti, non fu più lo stesso. Oggi quando passeggio sul lungotevere chiudo gli occhi e sogno di stare sulla riva con il mio amico Fulvio.