di Tullio Della Seta
Memorie di uno storico canottiere della Lazio, scomparso nel 2003
Sono nato il 29 marzo 1912. Romano di sette generazioni. Ho visto due conflitti mondiali, la guerra di Spagna e quella d’Etiopia. Per oltre settanta dei miei novanta anni, sono stato socio della Canottieri Lazio. Da ragazzo facevo atletica e palestra alla Farnesina. Poi mi prese lo schiribizzo delle escursioni in montagna. Diventai socio della Canottieri Lazio a vent’anni, esattamente nel 1932. Alcuni amici mi prospettarono di fare dello sport nautico e mi presentarono ai dirigenti nella sede fluviale della S.S. Lazio qui al lungotevere Flaminio. Appartenevo a una famiglia di commercianti, mio padre aveva un magazzino di olio all’ingrosso. Ho conosciuto subito Olindo Bitetti. Un uomo sempre disposto ad aiutare tutti, a farsi in quattro, ed era un fanatico sostenitore del Circolo, che sempre ha cercato di migliorare. Ricordo, prima della guerra, due campi da tennis in terra rossa, più il campo da bocce, un galleggiante e un certo numero di barche non da competizione, perché ancora non esisteva la scuola di canottaggio. Alla Casina lo scopo era duplice: il primo era di fare vita in comune, il secondo di svolgere attività sportiva all’aperto.
C’erano i pranzi sociali, la domenica si andava tutti in barca, anche sul “quattro con”, e si arrivava all’aeroporto dell’Urbe, circa un’ora e mezza di voga. Ci si fermava, si chiacchierava, quindi si prendeva il bagno e si andava a mangiare in trattoria. La sera, al ritorno, ci aspettava la cena al ristorante del Circolo, preparata dalla moglie di Romeo Tofini: la sora Elettra. La mattina molti soci si dedicavano alla voga. Serviva anche a prepararsi a queste gite, tra cui la più importante era quella annuale a Fiumicino. A carte si praticavano i giochi italiani e un po’ di poker; ma ci giocavamo i fagioli, per puro divertimento, e senza feriti. Altro tipico svago estivo erano i bagni a fiume, che negli anni ‘30 si prendevano dal galleggiante. Nel dopoguerra, di politica non se ne parlava. È vero che, anche in regime fascista, di politica si era preferito non argomentare; per prudenza, credo. Eppure, il Circolo continuava nella sua tradizione un po’ di destra. Con gli americani in giro per Roma, tornai a rivedere le amate sponde dopo un’assenza durata dal 1938 al 1944. Per via delle leggi razziali, mi avevano infatti “allontanato”. Al momento in cui rientrai, nel dopoguerra, fui considerato “socio assente”. Nel frattempo, il Circolo aveva accettato delle socie donne, tra le quali Cecilia Trasciani. Ricordo che, una delle prime volte che entrai dal lungotevere alla Casina, trovai Cecilia in déshabillé. Ella protestò vivacemente, e io la resi edotta del fatto che ero socio da molto prima di lei. I tempi erano davvero cambiati! Nel 1953 diventai socio vitalizio. Per quanto mi riguarda, la Canottieri Lazio è stata solo fonte di benessere e buon umore.
Vogare sul Tevere è bellissimo. Ho avuto la ventura di partecipare con la maglia biancoceleste a cinque edizioni del Derby remiero; e assaporare la vittoria sui vicini di casa giallorossi è sempre una cosa dolcissima. Cinque volte sono andato a Londra alla regata del Tamigi. Una competizione affascinante, che si svolge per inviti ed è esclusivamente riservata agli otto fuori scalmo. L’otto è una barca lunga diciannove metri.
A Londra se ne mettono in fila sul fiume 420. Ne partono una ogni dieci secondi, perché 4200 secondi corrispondono a sette ore, cioè al periodo d’inversione della marea. Quelli che partono prima sono avvantaggiati perché, quando la marea è bassa, le onde sono meno forti. A Londra i circoli non hanno i galleggianti, ma una discesa che ti obbliga, per montare, ad incollarti la barca e bagnare i piedi.
Tullio Della Seta si è distinto come uno dei personaggi più caratteristici dell’ambiente del canottaggio biancoceleste nel dopoguerra. Protagonista di quattro derby come timoniere, l’ultimo dei quali disputato a 80 anni di età, ci ha lasciati la domenica del 5 ottobre 2003. Queste memorie sono tratte da un’intervista rilasciata allo studioso Marco Impiglia il 16 aprile del 2002.
